Il bullismo

Da una ricerca Istat del 2014 emerge che il 50% dei bambini/adolescenti tra gli 11 e i 17 anni ha subito qualche episodio offensivo, non rispettoso da parte dei compagni nei 12 mesi precedenti e il 19,8% è una vittima assidua di episodi caratteristici di bullismo.


Durante il periodo scolastico, in particolare quello della scuola primaria, i bambini sviluppano e mettono in atto abilità sociali ed emotive per rispondere in modo congruente e corretto alle richieste che ricevono da parte dell’ambiente. Si trovano a dovere dare prova di avere acquisito capacità di autocontrollo e di sapere regolare la propria emotività e il proprio comportamento in risposta alle sollecitazioni ricevute. Nello stesso tempo i bambini devono raggiungere obiettivi cognitivi e rispettare regole e norme, saper stare in modo positivo nel gruppo dei pari e sentirsi a proprio agio nelle relazioni.
Le relazioni sociali con i pari, se positive, possono costituire una grande possibilità di sviluppo emotivo e sociale ma, se di segno negativo, possono provocare nei bambini stati di disagio e difficoltà che impediscono loro di portare avanti i diversi compiti di sviluppo.
Questo è il caso di bambini/adolescenti che subiscono prepotenze o vengono rifiutati da parte dei compagni.
Entrambe le situazioni (prepotenze o rifiuti) possono essere predittive di problemi e difficoltà e compromettere il benessere del bambino/adolescente, tanto da costituire uno tra i più significativi indicatori di disagio in età scolare e adolescenziale. (Menesini e Tani, 2007)
Da una ricerca Istat del 2014 emerge che il 50% dei bambini/adolescenti tra gli 11 e i 17 anni ha subito qualche episodio offensivo, non rispettoso da parte dei compagni nei 12 mesi precedenti e il 19,8% è una vittima assidua di episodi caratteristici di bullismo.
Le tipologie di atti perpetrati nei confronti dei compagni consistono in offese con brutti soprannomi, insulti e parolacce (12%), scherno sull’aspetto fisico (6%), calunnie (5.1), aggressioni con spinte, calci e botte (3.8%).
Chi mette in atto comportamenti di aggressività e chi li subisce prova un senso di disagio che impedisce di vivere relazioni positive.
Il bullismo è quindi una manifestazione di un’ampia situazione di malessere evolutivo.
Secondo la classica definizione (Olweus, 1993) uno studente è oggetto di azioni di bullismo, ovvero è prevaricato o vittimizzato, quando viene esposto ripetutamente nel corso del tempo alle azioni offensive messe in atto da parte di uno o più compagni.
Gli elementi che definiscono il fenomeno del bullismo sono:
l’intenzionalità -  il bullo volontariamente mette in atto il comportamento aggressivo;
la sistematicità - la ripetitività del comportamento nel tempo;
l’asimmetria di potere - la differenza di potere tra la vittima e il bullo legata o alla forza fisica, all’età, alla numerosità. La vittima ha difficoltà a difendersi e sperimenta un senso di impotenza.
Le azioni aggressive proprie del bullismo possono assumere forme di tipo diretto (picchiare, spingere, fare cadere), di tipo verbale (offese, prese in giro ripetute), di tipo indiretto (esclusione, isolamento, dicerie, pettegolezzi) orientato agli oggetti (danneggiamento, furti).
Secondo vari autori (Goosens, Olthof e Dekker, 2006) il bullismo è un fenomeno sociale che può essere presente in un gruppo di pari, in cui ognuno è coinvolto con dei ruoli differenti.
Il bullo è colui che compie attivamente le prepotenze ai compagni. Studi (Gini 2006,  Caravita, Di Blasio-Salmivalli 2009) dimostrano che i bulli comprendono gli stati mentali ed emozionali altrui, mostrano deficit sulla comprensione di situazioni ambigue, hanno bassi livelli di empatia, vergogna e sensi di colpa. Ricorrono a meccanismi di disattivazione dei controlli morali interni che permette loro di deresponsabilizzarsi e di proteggersi da sentimenti negativi.
La vittima è chi subisce le aggressioni. Ha difficoltà a comprendere situazioni ambigue. Ha bassa autostima, eccessiva vergogna e paura di essere giudicata.
L’aiutante del bullo è colui che agisce in modo prepotente ma seguendo le indicazioni del bullo.
Il sostenitore colui che rinforza il comportamento del bullo ridendo o incitandolo.
Il difensore della vittima che aiuta o consola la vittima. Presenta alti livelli di moralità.
Lo spettatore esterno colui che preferisce rimanere in disparte senza intervenire. Mostra un tipo di empatia che si esprime con un senso di disagio di fronte alla sofferenza della vittima ma ha anche un basso livello di autoefficacia che si esprime nel non intervento.


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